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Gliptine e gliflozine, dopo Gabanelli in campo anche PresaDiretta di RaiTre

13 Ottobre 2026

Dopo Dataroom di Milena Gabanelli, è ora PresaDiretta, il programma di RaiTre condotto dal giornalista Riccardo Iacona, a puntare la lente sulla cosiddetta «rivoluzione gentile» del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, ossia la riclassificazione di gliflozine e gliptine dalla distribuzione per conto (Dpc) alla convenzionata. Al tema, il programma ha dedicato un servizio andato in onda domenica scorsa, 11 ottobre, che ancora una volta ha preso le mosse dai conti della spesa farmaceutica pubblica per interrogarsi sulla convenienza economica dell’operazione e sui benefici per i pazienti.

L’inchiesta si apre con Giuseppe, paziente affetto da diabete di tipo 2, che riconosce come la riforma gli abbia semplificato l’accesso alle terapie, eliminando la necessità del piano terapeutico. Alla domanda della giornalista, però, conferma che i medicinali li ritirava nella farmacia sotto casa anche prima del trasferimento alla convenzionata: «Me li ha sempre consegnati la farmacia». La differenza, dunque, riguarda soprattutto le modalità di prescrizione e approvvigionamento, non il luogo della dispensazione.

È su questo secondo aspetto che si concentra il servizio, ricordando come la Dpc consenta alle Regioni di acquistare i medicinali direttamente dall’industria, beneficiando di sconti e gare, per poi distribuirli attraverso le farmacie territoriali. Un meccanismo definito virtuoso dal presidente di Federfarma Emilia-Romagna, Achille Gallina Toschi, intervistato nel servizio, perché combina il potere contrattuale delle aziende sanitarie con la capillarità della rete delle farmacie. Con la convenzionata, invece, sono queste ultime ad acquistare i farmaci: «Noi li paghiamo sicuramente di più», osserva il rappresentante sindacale.

Da qui le contestazioni delle Regioni. La Toscana ha impugnato il provvedimento davanti al Tar, denunciando un danno economico senza corrispondenti vantaggi assistenziali. Nell’ottobre 2025 anche il presidente della Sicilia Renato Schifani aveva segnalato al governo un incremento del 27% della spesa convenzionata per gli antidiabetici. L’Emilia-Romagna, che coordina la Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, quantifica invece in 4 milioni di euro l’aggravio sul proprio bilancio e chiede un ripensamento della politica distributiva. Tra le preoccupazioni espresse anche la perdita, alla scadenza dei brevetti, della possibilità di effettuare gare in equivalenza per ottenere prezzi più competitivi.

Alle critiche replica Gemmato, intervistato dalla trasmissione, che rivendica la maggiore accessibilità delle terapie e soprattutto contesta che la riclassificazione abbia comportato un aumento della spesa complessiva. Il sottosegretario richiama la rinegoziazione dei prezzi condotta dall’Aifa con le aziende produttrici e cita i risparmi registrati dall’Agenzia: 9,7 milioni di euro in un anno per le gliptine e 9,2 milioni in un trimestre per le gliflozine. Quanto ai maggiori costi denunciati dalle Regioni, secondo Gemmato dipendono da una lettura parziale dei conti, che considera l’aumento della convenzionata senza tenere adeguatamente conto delle restituzioni dell’industria attraverso il payback. Il sottosegretario arriva ad attribuire alle critiche di Toscana ed Emilia-Romagna un possibile approccio ideologico.

Il servizio non scioglie definitivamente il contrasto tra le due ricostruzioni, ma allarga il ragionamento alla crescita della spesa farmaceutica pubblica, passata dai 21,7 miliardi del 2023 ai 23,6 del 2024, fino a sfiorare i 25 miliardi nel 2025, con uno sforamento di oltre 4 miliardi rispetto ai tetti programmati. Gemmato riconduce l’incremento soprattutto all’invecchiamento della popolazione e all’arrivo di nuove terapie, sottolineando la necessità di garantire ai cittadini l’accesso all’innovazione.

In chiusura, PresaDiretta raccoglie le considerazioni di Silvio Garattini, fondatore dell’Istituto Mario Negri, che indica nella revisione sistematica del prontuario farmaceutico uno degli strumenti per contenere la spesa. Secondo il farmacologo, una selezione più rigorosa dei medicinali rimborsati dal Servizio sanitario nazionale, privilegiando a parità di efficacia quelli meno costosi, potrebbe generare risparmi nell’ordine di 5 miliardi di euro. L’altra strada, conclude Garattini, è investire maggiormente nella prevenzione, per ridurre a monte il bisogno di cure e farmaci.