L’autonomia differenziata compie un altro passo verso l’attuazione. Il Consiglio dei ministri ha approvato le intese definitive con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, dando contestualmente il via libera ai quattro disegni di legge che dovranno ora essere esaminati dal Parlamento. Per le Regioni interessate si avvicina così la possibilità di esercitare nuove competenze in cinque ambiti: tutela della salute, professioni, previdenza complementare e integrativa, protezione civile e coordinamento della finanza pubblica. Il provvedimento non produce tuttavia effetti immediati: perché le intese diventino operative servirà l’approvazione delle Camere e il completamento dei successivi adempimenti attuativi.
Il via libera del governo conclude una fase negoziale avviata nel novembre 2025, quando l’esecutivo aveva sottoscritto le pre-intese con le quattro amministrazioni regionali. A febbraio erano stati approvati gli schemi preliminari, sui quali si è poi svolto il confronto istituzionale previsto dalla normativa. Le intese definitive, dopo il passaggio nelle rispettive Regioni, sono quindi tornate al Consiglio dei ministri per l’approvazione dei disegni di legge.
Il capitolo sanitario assume particolare rilievo per la Lombardia, dove l’autonomia differenziata potrebbe ampliare gli spazi decisionali della Regione nell’organizzazione e nella gestione del servizio sanitario. Occorre però distinguere le nuove attribuzioni oggetto dell’intesa dalle competenze già esercitate dalle Regioni in materia di programmazione sanitaria, organizzazione della rete territoriale e gestione dei servizi. L’autonomia differenziata non equivale infatti a un trasferimento generalizzato delle funzioni dello Stato, ma riguarda specifiche competenze individuate negli accordi.
Per il sistema delle farmacie, l’interesse del provvedimento risiede soprattutto nelle possibili ricadute sull’organizzazione dell’assistenza territoriale e sull’impiego delle risorse e del personale sanitario. L’eventuale ampliamento degli spazi di autonomia regionale dovrà comunque essere valutato alla luce delle disposizioni effettivamente trasferite, senza attribuire alle intese effetti automatici sulla convenzione farmaceutica, sulla remunerazione delle farmacie o sulla disciplina nazionale del farmaco.
Un elemento centrale del percorso riguarda i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep), ossia le prestazioni e i servizi che devono essere garantiti uniformemente sul territorio nazionale. Le intese approvate si concentrano su funzioni per le quali il trasferimento non è subordinato alla preventiva determinazione di nuovi Lep. Ciò non significa, tuttavia, che in sanità vengano meno gli obblighi nazionali: restano pienamente vincolanti i Livelli essenziali di assistenza (Lea), che tutte le Regioni devono assicurare ai cittadini.
L’iter, in ogni caso, non è ancora concluso. I quattro disegni di legge dovranno ottenere il voto favorevole di Camera e Senato, secondo la procedura prevista dall’articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Non è fissata una scadenza per il completamento dell’esame parlamentare e l’imminente sessione di bilancio, destinata ad assorbire una parte rilevante dei lavori delle Camere fino alla fine dell’anno, rende difficile prevedere un’approvazione entro dicembre. Più verosimile, allo stato, un approdo nei primi mesi del 2027, sempre che il calendario parlamentare consenta di completare l’iter. Anche dopo il via libera legislativo, per tradurre le nuove competenze in misure concrete potranno rendersi necessari ulteriori passaggi amministrativi e organizzativi. Per la sanità lombarda, dunque, l’autonomia differenziata rappresenta per ora una prospettiva istituzionale, non ancora un cambiamento operativo.