I piani dell’Aifa per una revisione del prontuario che abbracci il principio della rimborsabilità per gruppi terapeutici continua a far discutere politica e filiera del farmaco. In un’intervista a Italpress, il presidente della commissione Finanze del Senato, Massimo Garavaglia, ha definito la proposta «assolutamente deleteria» per l’industria. «In un momento come questo» sono le sue parole «con le criticità legate alle misure decise dall’amministrazione statunitense, non è il caso. Se vogliamo mantenere la forza del sistema e i posti di lavoro, bisogna avere una visione d’insieme. Da Aifa arriva una proposta tecnica, la politica ne prenda atto e, per il momento, decida di non fare assolutamente niente».
Anche per le aziende, la prospettiva di ridurre i prezzi non è sostenibile perché, spiega il presidente di Egualia, Riccardo Zagaria, «nell’attuale scenario geopolitico, caratterizzato da un pressante e irreversibile incremento dei costi di produzione, le aziende non dispongono di margini per adeguare i prezzi senza compromettere la continuità delle forniture». Stessa preoccupazione dal presidente di Farmindustria, Marcello Cattani: «Farmaci che presentano profili clinici differenti e che rispondono alle esigenze di pazienti diversi» aveva detto intervenendo all’assemblea pubblica dell’associazione «non si possono considerare confrontabili soltanto per abbassarne il costo per il Ssn».
Per la senatrice di Italia Viva, Anna Maria Furlan, «quando si parla di farmaci non si possono scaricare sui cittadini i costi delle inefficienze del sistema, nè trasformare il contenimento della spesa in una riduzione delle tutele. Il primo dovere è non compromettere la continuità terapeutica, la libertà prescrittiva dei medici e il diritto dei pazienti a ricevere le cure più appropriate».
L’effetto della revisione del prontuario, aggiunge la senatrice del Pd Ylenia Zambito, «non è soltanto contabile: il differenziale di prezzo a carico del paziente aumenta e una quota del costo oggi sostenuta dal sistema pubblico si trasferisce direttamente sulle famiglie. Non possiamo accettare che il contenimento della spesa sanitaria avvenga a scapito della continuità terapeutica e dell’accesso alle cure».