Le farmacie di comunità inglesi protestano per il rischio di essere relegate ai margini della riorganizzazione dell’assistenza territoriale. A sollevare la questione sono la National Pharmacy Association (Npa) e la Independent Pharmacies Association (Ipa), che criticano il piano decennale per gli investimenti infrastrutturali pubblicato l’8 luglio dal Department of Health and Social Care (Dhsc, il ministero della Salute britannico), perché destina nuove risorse agli ambulatori dei medici di medicina generale ma non prevede analoghi finanziamenti per le farmacie. A riferire le reazioni delle rappresentanze di categoria è il Pharmaceutical Journal.
Il piano conferma un investimento aggiuntivo di 200 milioni di sterline (circa 235 milioni di euro) destinato, nel corso dell’attuale legislatura, agli immobili delle General Practice, gli studi dei medici di famiglia, che si aggiungono ai 102 milioni di sterline (circa 120 milioni di euro) del fondo per l’utilizzo e l’ammodernamento delle cure primarie già stanziati nel 2025-2026.
Secondo Henry Gregg, amministratore delegato della National Pharmacy Association, la scelta del governo è difficilmente giustificabile. «Non ha alcun senso limitare gli investimenti in conto capitale a una sola parte dell’assistenza primaria» osserva ricordando che medici di famiglia e farmacie operano entrambi come fornitori indipendenti del National Health Service (Nhs). Per Gregg, ampliare la capacità degli studi medici di erogare visite è certamente un obiettivo positivo, ma il governo «sta perdendo un’enorme opportunità» non investendo anche nelle farmacie, che «potrebbero ampliare rapidamente i servizi sanitari di prossimità laddove ce n’è bisogno» se ricevessero adeguato sostegno.
Sulla stessa linea anche la Independent Pharmacies Association, che coglie l’occasione per rilanciare una richiesta avanzata da tempo: estendere alle farmacie il regime di rimborso della fiscalità immobiliare già riconosciuto agli studi medici e odontoiatrici. Nel Regno Unito, infatti, queste strutture possono ottenere il rimborso fino al 100% della business rates, l’imposta sugli immobili commerciali, quando oltre il 90% del fatturato deriva dall’attività svolta per il servizio sanitario nazionale. Un’agevolazione dalla quale le farmacie restano escluse.
«Accogliamo con favore l’impegno del governo a investire nell’assistenza territoriale e ad avvicinare i servizi sanitari alle comunità» dichiara Leyla Hannbeck, amministratrice delegata dell’Ipa «ma le farmacie, che rappresentano un presidio essenziale sul territorio, continuano a essere trascurate». Hannbeck ricorda inoltre che alle farmacie viene chiesto di assumere un ruolo sempre più rilevante nel decongestionare studi dei medici di famiglia e ospedali, pur operando in un contesto di sottofinanziamento cronico che, a suo dire, costringe molte imprese «a sovvenzionare il servizio sanitario con risorse proprie». Per questo, conclude, se il governo intende davvero trasferire una quota crescente dell’assistenza dagli ospedali al territorio, «è il momento di porre fine a questa disparità» garantendo alle farmacie lo stesso trattamento riservato agli ambulatori dei medici di famiglia.
Il piano del Dhsc, in realtà, riconosce esplicitamente che le infrastrutture dell’assistenza primaria rappresentano un elemento decisivo per sostenere il trasferimento delle cure dall’ospedale alla comunità. Il documento sottolinea però che l’attuale patrimonio edilizio è inadeguato: circa la metà dei medici di famiglia ritiene i propri locali non più idonei, mentre quasi un quarto degli edifici risale a prima della nascita del National Health Service, nel 1948, e spesso consiste in abitazioni riconvertite che non dispongono degli spazi necessari per ospitare équipe multidisciplinari.
Il governo britannico annuncia inoltre che gli Integrated Care Boards svilupperanno proposte per nuovi centri sanitari di quartiere, modellati sulle esigenze delle singole comunità, e conferma l’intenzione di sperimentare programmi di edilizia abitativa per il personale del servizio sanitario nelle aree dove il costo delle case rende più difficile reclutare e trattenere operatori sanitari.
Per i rappresentanti delle farmacie, tuttavia, il riconoscimento del ruolo strategico dell’assistenza territoriale rischia di restare incompleto se non sarà accompagnato da investimenti anche nella rete delle farmacie di comunità, considerate un’infrastruttura già disponibile e capillarmente diffusa sul territorio.