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Francia, commissione ministeriale propone abolizione ordini sanitari

6 Giugno 2026

Accorpare in un unico organismo i sette ordini delle professioni sanitarie oppure, in alternativa, valutarne addirittura la soppressione. È la proposta che arriva da un rapporto dell’Inspection générale des finances (Igf), il corpo ispettivo del ministero dell’Economia francese incaricato di valutare l’efficienza delle amministrazioni pubbliche. Pubblicato il 1° giugno, il documento analizza l’attività degli ordini dei medici, dei farmacisti e degli odontoiatri e segue di alcune settimane un altro rapporto dell’Igf, che metteva sotto accusa la sostenibilità degli albi professionali.

Nell’ultima indagine, l’Igf individua una serie di criticità nella vigilanza esercitata dagli ordini professionali sanitari e propone una riforma radicale dell’attuale sistema. Oltre agli ordini di medici, farmacisti e odontoiatri, il progetto di accorpamento riguarderebbe anche infermieri, fisioterapisti, ostetriche e podologi. Secondo gli ispettori, la frammentazione delle strutture ordinistiche e alcune inefficienze emerse nei controlli giustificherebbero una revisione profonda dell’assetto attuale.

La presidente dell’Ordine dei farmacisti francesi, Carine Wolf-Thal, ha contestato con decisione le conclusioni del rapporto. In una nota, definisce le valutazioni dell’Igf «severe e volutamente colpevolizzanti» e sostiene che le soluzioni prospettate non dimostrano in che modo potrebbero migliorare l’efficienza del sistema sanitario. Secondo Wolf-Thal, risulta inoltre «altamente dannoso» rimettere in discussione il ruolo degli ordini professionali sulla base di un’analisi di questo tipo. La presidente sottolinea anche una contraddizione: il rapporto arriva infatti «in una fase in cui lo Stato continua ad affidare nuove missioni agli ordini», come il recente progetto di verifica dell’onorabilità degli operatori sanitari.

Tra le contestazioni mosse dall’Igf figurano carenze nei controlli sul rispetto del Dpc (Développement professionnel continu, il sistema francese di formazione continua obbligatoria), un’insufficiente analisi dei vantaggi economici e professionali percepiti dagli iscritti e una risposta disciplinare ritenuta inadeguata nel cosiddetto “caso Urgo”, che ha coinvolto il gruppo farmaceutico francese in una vasta inchiesta per pratiche promozionali contestate nei confronti di professionisti sanitari.

L’Ordine dei farmacisti replica attribuendo parte delle criticità evidenziate a ritardi e mancanze dell’amministrazione statale. In particolare, lamenta l’assenza di un collegamento informatico con la banca dati “Transparence santé”, utilizzata per monitorare i rapporti economici tra operatori sanitari e industria, nonché la mancanza di alcuni provvedimenti normativi destinati a regolare la prevenzione dei conflitti di interesse.

Sul caso Urgo, l’Ordine sostiene che i ritardi nelle procedure siano stati aggravati dall’organizzazione territoriale del sistema disciplinare, definita complessa e poco trasparente. L’istituzione ricorda inoltre che il Consiglio nazionale si costituisce sistematicamente parte civile quando viene informato dell’esistenza di procedimenti penali in corso e afferma di aver manifestato tale volontà in quasi duemila fascicoli.

L’Ordine contesta infine il fatto che il rapporto non menzioni alcuni aspetti giudicati positivi dagli stessi ispettori durante le verifiche, come la regolarità delle procedure elettorali interne e l’istituzione di un collegio di deontologia. «L’attività disciplinare» afferma Wolf-Thal «non ha ricevuto alcuna osservazione riguardo all’applicazione dei principi di indipendenza e imparzialità». L’organismo segnala inoltre omissioni ed errori relativi, tra l’altro, al cumulo di indennità e compensi per incarichi ordinistici, sostenendo che le riforme necessarie fossero già state introdotte prima dell’avvio dell’ispezione.