La Francia riconosce ufficialmente ai farmacisti di comunità un nuovo ruolo nella prevenzione delle malattie cardiovascolari: da ora la misurazione della pressione arteriosa entra tra le attività espressamente previste dal Codice della sanità pubblica. La novità è contenuta nella legge che istituisce una strategia nazionale di contrasto alle patologie cardio-neuro-vascolari, approvata in via definitiva dall’Assemblea nazionale il 20 luglio ed entrata in vigore con la pubblicazione del testo. Come riferisce il Quotidien du Pharmacien, resta ora da definire il compenso che sarà riconosciuto alle farmacie per questa nuova attività.
Il provvedimento, promosso dal deputato dei Républicains Yannick Neuder, cardiologo ed ex ministro della Salute, punta a rafforzare la prevenzione di patologie che in Francia causano ogni anno circa 140mila decessi e 1,2 milioni di ricoveri. Secondo il parlamentare, fino all’80% di questi eventi potrebbe essere evitato attraverso una diagnosi più precoce e un’efficace prevenzione dei fattori di rischio.
La legge introduce una vera e propria strategia nazionale di prevenzione cardiovascolare, che prevede l’integrazione dello screening delle malattie cardio-neuro-vascolari nei bilanci di salute periodici (cioè le visite di prevenzione offerte dal sistema sanitario agli assistiti di specifiche fasce d’età), campagne di sensibilizzazione sui principali fattori di rischio – fumo, consumo di alcol, sedentarietà e obesità – e programmi di individuazione precoce già in età pediatrica, a partire dai sei anni, per identificare condizioni come l’ipercolesterolemia familiare.
Per quanto riguarda l’ipertensione arteriosa, il testo attribuisce formalmente a farmacisti e fisioterapisti la possibilità di misurare la pressione arteriosa nell’ambito delle attività di prevenzione. La modifica interviene sull’articolo 4161-1 del Codice della sanità pubblica, che elenca gli atti consentiti ai professionisti sanitari senza che questi configurino esercizio abusivo della medicina. Tra le competenze dei farmacisti vengono ora inserite, accanto alla prescrizione e somministrazione dei vaccini, alla dispensazione di alcuni medicinali senza ricetta e al contributo nella gestione di situazioni cliniche, anche la misurazione della pressione arteriosa.
Si tratta soprattutto di un riconoscimento giuridico di una pratica già ampiamente diffusa nelle farmacie francesi. Molti farmacisti, infatti, effettuavano già la misurazione della pressione, ma il quadro normativo presentava una contraddizione: pur trattandosi di un gesto tecnico semplice, l’interpretazione del risultato ai fini dell’individuazione di una possibile ipertensione era considerata di esclusiva competenza medica. La Commissione Affari sociali dell’Assemblea nazionale aveva definito questa situazione un’«aberrazione», osservando come i farmacisti potessero vendere apparecchi per l’automisurazione e promuoverne l’utilizzo da parte dei pazienti, senza però poter eseguire essi stessi la rilevazione con finalità di screening.
Il riconoscimento legislativo rafforza così il ruolo di “sentinella” della farmacia territoriale in un ambito particolarmente rilevante per la salute pubblica. Secondo Santé publique France, infatti, un adulto su tre soffre di ipertensione arteriosa, pari a circa 17 milioni di persone, e una persona ipertesa su due non è consapevole della propria condizione.
Resta ora aperto il capitolo economico. Come ricorda il Quotidien du Pharmacien, la remunerazione della nuova prestazione dovrà essere definita nell’ambito delle prossime trattative convenzionali tra assicurazione malattia e rappresentanze delle farmacie. Nelle sperimentazioni promosse negli ultimi anni dalle Unioni regionali dei professionisti sanitari (Urps), il compenso riconosciuto oscillava tra 5 e 15 euro per prestazione. «Abbiamo una nostra idea di quale dovrebbe essere la remunerazione», ha dichiarato Pierre-Olivier Variot, presidente dell’Unione dei sindacati dei farmacisti di farmacia (Uspo), precisando che il tema sarà affrontato nei negoziati autunnali dedicati alla valorizzazione dei nuovi atti professionali, insieme ad altri servizi come il monitoraggio del diabete e i colloqui farmaceutici. Le organizzazioni sindacali, tuttavia, lamentano che i gruppi di lavoro annunciati dal ministero della Salute per preparare il confronto non siano ancora stati convocati.