In Francia sono le farmacie che effettuano il maggior numero di vaccinazioni contro l’influenza. È una delle evidenze che emergono dal rapporto con cui la Corte dei conti francese ha passato al setaccio la politica vaccinale avviata dal Paese nel 2018. E i farmacisti non spiccano soltanto per le somministrazioni: sono anche i professionisti che più sistematicamente registrano le vaccinazioni nella scheda digitale dedicata del Dossier médical partagé (Dmp), l’equivalente francese del Fascicolo sanitario elettronico.
A dare conto del rapporto, pubblicato il 7 settembre, è il Quotidien du pharmacien. La Corte ha valutato i risultati delle politiche adottate negli ultimi otto anni sotto tre profili: miglioramento delle coperture, efficienza delle strategie e riduzione delle disuguaglianze sociali e territoriali. Sul primo versante, il rapporto mette in evidenza il contributo delle farmacie, che peraltro in Francia hanno ricevuto l’autorizzazione a vaccinare gli adulti soltanto nel 2021.
Nella campagna antinfluenzale, in particolare, i farmacisi risultano ormai la categoria professionale che effettua più vaccinazioni. Per contro, secondo la Corte la mobilitazione di medici, infermieri e ostetriche «deve essere intensificata», mentre il potenziale dei laboratori di biologia medica rimane «largamente inutilizzato».
Ancora più netto il primato sul fronte della tracciabilità. Secondo Thomas Fatôme, direttore generale dell’Assurance maladie, le farmacie registrano nel carnet vaccinale digitale l’82% delle vaccinazioni effettuate, una percentuale che li colloca davanti alle altre categorie abilitate. È un dato particolarmente significativo perché, osserva la Corte, la storia vaccinale dei cittadini continua a essere ricostruita «essenzialmente su supporto cartaceo o attraverso soluzioni digitali private». Di conseguenza, la conoscenza dello stato vaccinale dei singoli assistiti rimane lacunosa e rende difficile anche calcolare con precisione le coperture a livello di popolazione.
Il giudizio complessivo sui risultati ottenuti dal 2018 resta infatti articolato. La Corte riconosce «netti progressi», ma rileva anche il mancato raggiungimento di diversi obiettivi. Tra gli esempi citati figurano il forte ritardo della vaccinazione contro il rotavirus e soprattutto l’antinfluenzale negli over 65: la copertura si ferma al 54%, a fronte di un obiettivo superiore al 75%.
Sul piano dell’efficienza, i magistrati contabili chiedono inoltre di integrare in modo più profondo nelle raccomandazioni vaccinali le valutazioni di impatto economico e di sostenibilità per il sistema sanitario. Più contrastato, infine, il bilancio sulle disuguaglianze: secondo la Corte, le politiche degli ultimi anni hanno contribuito a ridurre quelle territoriali, come mostrano anche i dati sulla copertura completa contro morbillo, parotite e rosolia, ma non hanno prodotto risultati analoghi sulle disparità sociali.