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Francia, farmacisti sono 75.731 ma si prevede un calo entro il 2032

14 Luglio 2026

Sono 75.731 i farmacisti iscritti all’Ordine nazionale francese al 1° gennaio 2026, con un incremento rispetto all’anno precedente che però non basta a dissipare le preoccupazioni per il futuro della professione. Il nuovo rapporto sull’attività 2025 e il panorama demografico pubblicati dall’Ordine dei farmacisti francesi delineano infatti una crescita ancora modesta degli effettivi, destinata secondo le proiezioni a trasformarsi in una flessione nei prossimi anni: gli iscritti dovrebbero infatti scendere a 71.791 entro il 2032, per poi risalire gradualmente fino a 74.312 nel 2050.

Il documento, diffuso nei giorni scorsi, affianca al bilancio dell’attività istituzionale un’analisi delle principali sfide che attendono la professione, con particolare attenzione all’invecchiamento della categoria, ai pensionamenti attesi, al calo dei laureati e alle possibili ripercussioni sulla tenuta della rete territoriale delle farmacie.

Tra gli elementi più significativi emerge il crescente ricorso ai farmacisti formati all’estero. Nel 2025 risultavano iscritti all’Ordine 2.628 professionisti in possesso di un titolo conseguito fuori dalla Francia, il 125% in più rispetto a dieci anni prima. Di questi, 1.398 sono cittadini francesi (53,2% del totale) e 924 hanno ottenuto la laurea in un Paese dello Spazio economico europeo. Nel 2024 gli iscritti con diploma estero erano 2.431, dei quali 1.296 francesi.

Per favorire il reclutamento di questi professionisti, l’Ordine riferisce di avere promosso diverse proposte legislative per agevolare il riconoscimento dei titoli conseguiti all’estero e facilitare l’accesso agli studi. Nel corso del 2025 sono inoltre state sottoscritte altre 24 convenzioni con le facoltà di farmacia, con l’obiettivo di ridurre i tempi di verifica dei diplomi e semplificare le procedure di autenticazione, mantenendo elevati i controlli sull’effettiva validità dei titoli.

Il rapporto segnala anche che nel corso del 2025 sono stati registrati 3.044 nuovi iscritti, dato che ha consentito di mantenere per ora un saldo positivo nonostante l’aumento dei pensionamenti. L’Ordine sottolinea tuttavia che la combinazione tra invecchiamento della popolazione professionale e riduzione dei nuovi laureati rappresenta una criticità per il mantenimento del presidio farmaceutico sul territorio.

Ampio spazio è dedicato anche all’attività disciplinare. Al 31 dicembre 2025 le camere disciplinari di primo grado avevano emesso 270 decisioni, mentre altri 106 procedimenti risultavano ancora pendenti nel 2026. Sul fronte dei ricorsi, la Camera disciplinare nazionale ha pronunciato 113 decisioni in appello nel corso dell’anno, con ulteriori 106 fascicoli ancora aperti. Complessivamente sono stati presentati 373 esposti disciplinari, circa il 43% dei quali promossi dagli stessi farmacisti.

Tra i principali risultati normativi rivendicati dall’Ordine figura la conclusione dell’iter del nuovo Codice deontologico, entrato in vigore il 5 marzo scorso, che introduce regole più flessibili in materia di comunicazione professionale e rafforza l’indipendenza dei titolari di farmacia.

Il rapporto fa inoltre il punto sull’attività svolta in sede penale. Nel 2025 l’Ordine ha individuato 112 nuovi procedimenti suscettibili di un proprio intervento e si è costituito parte civile in 86 nuove cause. Nove riguardavano episodi di violenza o minacce ai danni di farmacisti, applicando le nuove disposizioni introdotte dalla legge del 9 luglio 2025, che ha inasprito le sanzioni contro le aggressioni agli operatori sanitari e ha autorizzato gli Ordini professionali a sporgere denuncia in rappresentanza degli iscritti.

Non manca un aggiornamento sul cosiddetto caso Urgo, che nel 2023 aveva coinvolto circa 8.000 farmacisti francesi. L’Ordine precisa di essersi costituito parte civile in tutti i procedimenti penali di cui è venuto a conoscenza: al 31 dicembre 2025 i fascicoli interessati erano 989.

Sul piano economico, infine, il rapporto evidenzia che nel 2025 i contributi ordinistici hanno raggiunto complessivamente quasi 42,5 milioni di euro, pari al 91,1% delle entrate dell’istituzione, con un incremento del 5,8% rispetto all’anno precedente. Secondo il tesoriere Alain Delgutte, l’aumento riflette il mantenimento dell’incremento del 5% delle quote deliberato per far fronte agli effetti dell’inflazione e garantire, come si legge nel rapporto, «l’equilibrio finanziario dell’istituzione e le risorse necessarie allo svolgimento delle sue missioni».