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Francia, i titolari: no ai test in farmacia con rimborsi a meno di 30 euro

4 Maggio 2021

Se la quota di rimborso della sanità pubblica per i test antigenici scenderà al di sotto dei 30 euro, quasi tre farmacie su quattro smetteranno di proporli ai loro clienti. E’ quanto rivela un sondaggio condotto dall’Uspo (l’Union des syndicats de pharmaciens d’officine) tra 1.800 farmacisti titolari: la disposizione che dal novembre scorso aveva autorizzato le farmacie del territorio a effettuare i tamponi rapidi per covid in regime rimborsato prevedeva una remunerazione di 26 euro per l’atto professionale e 7,49 euro per il dispositivo; dall’inizio del mese, tuttavia, la cassa malattia (Cnam) ha abbassato i compensi a 22,20 e 6,79 euro rispettivamente. E dal primo luglio, dispone il decreto pubblicato il 30 aprile, i rimborsi verranno ulteriormente limati di 3,98 euro, scendendo così sotto la soglia dei 30 euro complessivi.

Ma, dice il sondaggio condotto dall’Uspo, il 73% dei farmacisti titolari non accetta di scendere sotto quell’asticella e minaccia di sospendere lo screening se dovesse accadere.Perché sotto a tale cifra, il rimborso non coprirebbe più attività e spese per materiali e dpi. «A maggio e giugno l’attenuazione delle misure di distanziamento farà aumentare la domanda di test rapidi in farmacia» ricorda al Quotidien du pharmacien il presidente dell’Uspo, Gilles Bonnefond «ma non è detto che tutte le farmacia saranno disposte a effettuarli».

Dal sondaggio, poi, arrivano anche indicazioni interessanti riguardo agli autotest antigenici, che le farmacie hanno cominciato a vendere in regime rimborsato dalla metà di aprile: li propone il 97% dei farmacisti intervistati, la maggior parte ai loro clienti e il 68% anche ai professionisti coperti dall’assicurazione sanitaria. Il 53%, però, dichiara di essersi imbattuto in casi in cui mancavano le condizioni richieste dalla cassa malattia per la dispensazione.

Per Bonnefond, questi episodi sono un segnale di avvertimento: «Nel 92% di quei casi il farmacista ha poi rifiutato la vendita e ha indirizzato il paziente a un tampone molecolare o antigenico» conclude «è la dimostrazione che questi autotest non possono essere lasciati alla distribuzione di massa».