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Francia, Antitrust a caccia delle farmacie che non hanno il “mediatore”

11 Gennaio 2019

Rischia di rivelarsi tumultuoso l’inizio d’anno delle farmacie francesi. In parecchie, infatti, potrebbero ricevere dai prossimi giorni una visita degli ispettori della Direction générale de la concurrence (l’Antitrust transalpino), che verificheranno se il farmacista titolare ha provveduto a nominare un “mediatore del consumo”. La figura è stata istituita da un’ordinanza risalente al 2015, che ha recepito una direttiva europea di due anni prima: in sostanza, ogni professionista che ha rapporti B2C (così come alcune particolari categorie di imprese, tra le quali le banche) avrebbe dovuto nominare un mediatore e segnalarne ai clienti nome e recapito. Il suo ruolo? Come dice il nome stesso, mediare e negoziare in caso di reclami (nel caso della farmacia solo sull’extrafarmaco) che non trovano d’accordo il venditore.

I titolari francesi avrebbero dovuto selezionare i loro mediatori dal primo gennaio 2016, con un incarico triennale da rinnovare dall’inizio di questo mese. Pochissimi (forse nessuno) l’hanno però fatto ed ecco perché la Direction générale de la concurrence sta ora girando per il Paese a verificare. Se la normativa ha avuto finora poca attenzione, però, non è soltanto per distrazione: l’ordinanza, infatti, pone a carico del professionista/rivenditore l’onere di remunerare il mediatore, che per di più può essere scelto soltanto attingendo a un albo di categoria, cui si può iscrivere solo chi ha completato una formazione specifica (attualmente sono 86 in tutta la Francia). Morale, alla farmacia questa figura costa 144 euro all’anno di canone fisso più 90-290 euro a contenzioso, a seconda della complessità. Attenzione però: a chi non ottempera all’obbligo, la normativa commina sanzioni fino a 15mila euro.