Dal 1° ottobre le piattaforme francesi di televisita che fanno pagare ai pazienti un supplemento per accedere più rapidamente alla consultazione con il medico dovranno abbandonare questa pratica se vogliono ottenere o rinnovare l’accreditamento (e la rimborsabilità) dell’Assurance maladie. A riferirlo è il Quotidien du pharmacien, che dà conto della stretta decisa dal ministero della Salute dopo le polemiche suscitate dalle tariffe opzionali applicate da alcuni operatori.
A innescare il caso è stata l’immagine, diventata virale sui social, della schermata proposta l’11 settembre a un paziente dalla piattaforma Tessan. A fronte di un’attesa prevista tra un’ora e 40 e un’ora e 50 minuti, il sistema offriva per 5 euro la possibilità di ottenere un «accesso prioritario» alla televisita, precisando che il servizio non era rimborsato né dall’Assurance maladie né dalle assicurazioni complementari. L’immagine ha totalizzato 4,5 milioni di visualizzazioni su X.
Tessan ha spiegato che l’opzione, introdotta a fine luglio, non consentirebbe al paziente pagante di scavalcare gli altri utenti, ma coprirebbe costi aggiuntivi di programmazione e organizzazione. Secondo il Quotidien du pharmacien, servizi analoghi, con supplementi tra 5 e 8 euro, sono stati proposti anche da Qare, Livi e MédecinDirect per ottenere una visita entro un’ora o accedere a fasce orarie più ampie. Il Syndicat des entreprises de télésanté (LET) ridimensiona però la portata del fenomeno: riguarderebbe soltanto una manciata della ventina di piattaforme attive.
La questione interessa direttamente anche le farmacie, nelle quali sono installate numerose postazioni e cabine per la televisita. Medadom, uno degli operatori più diffusi, si è schierata contro i supplementi, sostenendo che l’accesso al medico debba avvenire alle stesse condizioni per tutti i pazienti. Anche Tessan dispone di un consistente parco di apparecchiature nelle farmacie. Pierre-Olivier Variot, presidente dell’Union des syndicats de pharmaciens d’officine (Uspo), riferisce di avere segnalato la pratica alla Caisse nationale de l’Assurance maladie (Cnam), denunciando il rischio di una «medicina a due velocità».
Il problema nasce da una zona grigia della normativa. Le televisite rimborsate dall’Assurance maladie devono rispettare la tariffa convenzionale, che per il medico generalista resta fissata a 25 euro. Un decreto del febbraio 2024 aveva però consentito alle piattaforme di offrire prestazioni complementari opzionali a pagamento, purché il paziente fosse informato chiaramente e fin dall’inizio della loro natura facoltativa.
Il governo ha ora chiuso lo spazio a una parte di queste pratiche. Con un decreto del 12 luglio e una successiva lettera inviata il 31 luglio al Let, il Ministero ha stabilito che l’accreditamento delle piattaforme sarà subordinato alla cessazione delle pratiche commerciali incompatibili con i principi che regolano l’accesso alle cure primarie. In particolare, ha spiegato la ministra della Salute, Stéphanie Rist, subordinare «direttamente o indirettamente» un accesso più rapido alla televisita al pagamento di costi aggiuntivi contrasta con il principio di uguaglianza nell’accesso alle cure. Le società già impegnate nelle procedure di rinnovo avranno tempo fino al 1° ottobre per adeguarsi.
In Francia le televisite sono rimborsate dall’Assurance maladie dal 15 settembre 2018 e dal 2019 è disciplinata anche la loro effettuazione con l’assistenza delle farmacie. La convenzione attualmente in vigore riconosce ai titolari, per il primo anno di attività, un forfait di 1.225 euro per dotarsi della soluzione di videocomunicazione e delle apparecchiature necessarie; per l’assistenza prestata al paziente e al medico sono inoltre riconosciuti 25 euro ogni cinque televisite, fino a un massimo di 750 euro l’anno.