Le reazioni dei medici di famiglia inglesi al nuovo ampliamento di Pharmacy First non si sono fatte attendere. E questa volta, riferisce la rivista britannica Chemist&Druggist, dalle rappresentanze dei general practitioner (Gp) arrivano riserve esplicite: trasferire alle farmacie la gestione di altre patologie considerate minori rischierebbe di sottovalutare la complessità della diagnosi e di affidare ai farmacisti compiti per i quali, secondo i critici, non disporrebbero sempre di una preparazione adeguata.
La polemica segue l’annuncio con cui Nhs England ha comunicato che dall’autunno Pharmacy First verrà esteso a cinque nuovi percorsi clinici: emicrania episodica a bassa frequenza negli adulti, rinite allergica stagionale nei bambini, otite esterna acuta negli adulti, acne da lieve a moderata nei giovani e negli adulti, infezioni lievi della cute e dei tessuti molli e scabbia. L’ampliamento sarà inizialmente collegato al nuovo servizio di prescrizione in farmacia previsto dal contratto 2026/27 e riguarderà le farmacie partecipanti nelle quali opera un farmacista abilitato alla prescrizione indipendente.
Pharmacy First è il servizio lanciato dall’Nhs inglese il 31 gennaio 2024 per consentire ai pazienti di rivolgersi direttamente alla farmacia, senza passare dal medico, per sette condizioni trattate secondo specifici protocolli clinici: sinusite, mal di gola, otite media acuta, punture di insetto infette, impetigine, herpes zoster e infezioni urinarie non complicate nelle donne tra 16 e 64 anni. Il farmacista valuta il paziente, verifica la presenza di eventuali segnali d’allarme e, quando previsto dal percorso, può fornire anche medicinali soggetti a prescrizione. Oltre il 95% delle farmacie inglesi ha aderito al servizio.
A contestare l’ulteriore allargamento è in particolare il comitato Gp della Doctors’ association Uk (Dauk). Come riporta Chemist&Druggist, il co-presidente Steve Taylor riconosce ai farmacisti «un ruolo importante nell’assistenza sanitaria», ma mette in guardia dal ritenere che una patologia classificata come minore sia per questo semplice da diagnosticare. I medici di famiglia, sostiene, hanno alle spalle anni di formazione ed esperienza diagnostica che consentono loro di cogliere le «complessità nascoste» anche dietro disturbi apparentemente banali. Per questo, secondo Taylor, il medico dovrebbe rimanere la prima opzione per il paziente.
Nel mirino della Dauk c’è anche la formazione richiesta per Pharmacy First. Taylor sostiene che i farmacisti «non necessariamente dispongono delle competenze o dell’esperienza diagnostica» dei Gp e teme che possano trovarsi a fornire assistenza oltre i limiti della loro preparazione.
Sul punto, tuttavia, il quadro è più articolato. Community Pharmacy England ricorda che il titolare deve assicurarsi che il farmacista sia competente a erogare Pharmacy First e che sono disponibili strumenti specifici di autovalutazione delle competenze predisposti con NHS England e il Centre for Pharmacy Postgraduate Education (CPPE). Non è invece obbligatorio frequentare uno specifico corso, né completare formalmente la Declaration of competence: il requisito sostanziale è che il professionista possa dimostrare di possedere le competenze necessarie.
L’ampliamento, in ogni caso, rientra nella strategia dell’Nhs di spostare una quota crescente dell’assistenza territoriale verso le farmacie e alleggerire la pressione su medicina generale e pronto soccorso. Dal lancio, secondo Nhs England, Pharmacy First ha totalizzato complessivamente 14 milioni di consultazioni nelle sue diverse componenti; a regime, i soli cinque nuovi percorsi potrebbero trasferire nelle farmacie tra due e tre milioni di consultazioni l’anno. La stessa Dauk, pur criticando il progetto, chiede un approccio collaborativo tra le professioni e finanziamenti adeguati sia alla medicina generale sia alla farmacia di comunità.