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Uk, proposta per mobilitare i motori di ricerca contro le farmacie online illegali

17 Settembre 2026

Google, Bing e gli altri motori di ricerca dovrebbero dare priorità nei risultati alle farmacie online regolarmente registrate, declassando o rimuovendo i siti illegali e segnalando agli utenti quelli già individuati dalle autorità. È una delle proposte avanzate dal General pharmaceutical council (Gphc), l’autorità che in Gran Bretagna vigila sulla professione, in un rapporto dedicato alla crescita delle false farmacie online e della vendita sul web di medicinali non regolamentati. Un fenomeno che, avverte il documento, rappresenta una «minaccia crescente e significativa per la sicurezza dei pazienti».

Il rapporto, intitolato Combating fake online pharmacies and unregulated medicines, raccoglie le conclusioni di una tavola rotonda presieduta dal deputato laburista Sadik Al-Hassan, presidente dell’All-Party Parliamentary Group on Pharmacy, alla quale hanno partecipato tra gli altri la Medicines and healthcare products regulatory agency (l’Aifa britannica), la Care quality commission, il General medical council, la Patients’ Association, governo gallese e rappresentanti della farmacia. Il dibattito ha confermato l’allarme per la «rapida proliferazione» di venditori online illegali, alcuni dei quali arrivano a clonare farmacie autentiche o a utilizzare abusivamente gli estremi della loro registrazione al Gphc.

È soprattutto alle piattaforme digitali che il regolatore britannico chiede un cambio di passo. Come riferisce la rivista Chemist&Druggist, il rapporto propone che i motori di ricerca rimuovano o retrocedano nelle pagine dei risultati i siti irregolari, diano maggiore evidenza alle farmacie registrate in Gran Bretagna e mostrino avvisi quando l’utente sta per accedere a un indirizzo già segnalato dalle autorità. Finora, lamentano i partecipanti alla tavola rotonda, dalle grandi aziende tecnologiche proprietarie dei motori di ricerca e dei principali social media sono arrivati «azione e coinvolgimento limitati». Il governo viene quindi invitato a valutare anche modifiche legislative e regolatorie che attribuiscano alle piattaforme responsabilità più precise.

La dimensione del fenomeno resta difficile da misurare. La Mhra ha ammesso di non conoscere il numero delle false farmacie online operative, perché molti siti sono ospitati fuori dal Regno Unito e vengono aperti e chiusi rapidamente, rendendo complessi individuazione e oscuramento. Tra i medicinali offerti più frequentemente attraverso questi canali figurano sedativi, analgesici potenti, farmaci per la disfunzione erettile e prodotti per il controllo del peso. Secondo dati della società di cybersecurity Avast riportati dalla stampa britannica, nel 2025 circa 5mila siti di false farmacie sarebbero stati visitati da consumatori del Regno Unito. A livello mondiale, l’Alliance for safe online pharmacies stima invece circa 35mila siti farmaceutici attivi, il 95% dei quali non rispetterebbe requisiti normativi e standard di settore.

Il rapporto sottolinea inoltre che dietro il ricorso ai canali illegali non c’è soltanto la ricerca di medicinali altrimenti non ottenibili. Tra i fattori che possono spingere i pazienti verso questi siti figurano difficoltà nell’accesso al medico di famiglia, tempi di attesa, dipendenze, pressioni economiche, comodità e riservatezza dell’acquisto online. A favorire il fenomeno contribuiscono poi pubblicità mirata e contenuti ingannevoli, compresi quelli generati con l’intelligenza artificiale. Per questo le campagne di informazione, osserva la Patients’ Association, dovrebbero evitare di colpevolizzare chi acquista da questi canali e spiegare invece come riconoscere un fornitore legittimo.

Il problema coinvolge direttamente anche le farmacie tradizionali. La National Pharmacy Association (NPA) denuncia un boom di siti e profili social che si appropriano dell’identità di esercizi autentici per vendere medicinali contraffatti. «Non riguarda soltanto le farmacie online, ma anche alcuni nostri associati con farmacie fisiche» ha dichiarato il direttore generale Henry Gregg, secondo il quale la grande maggioranza delle farmacie coinvolte incontra difficoltà a ottenere dalle piattaforme la rimozione degli account fraudolenti dopo averli segnalati. Tra le ipotesi per rendere più immediata l’identificazione degli operatori autorizzati, la Npa invita a valutare anche l’introduzione del dominio dedicato “.pharmacy”.

Per il Gphc, in ogni caso, l’intervento del solo regolatore non può bastare: i siti illegali operano spesso da Paesi diversi da quelli nei quali vendono e richiedono quindi una risposta coordinata tra autorità sanitarie, forze dell’ordine, piattaforme tecnologiche e governi. «C’è una proliferazione di operatori illegali che sfruttano le lacune nella vigilanza, la complessità delle giurisdizioni e l’anonimato dello spazio digitale», avverte il rapporto. L’All-Party Parliamentary Group on Pharmacy esaminerà ora le conclusioni della tavola rotonda per formulare raccomandazioni al governo britannico.