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In Inghilterra tre farmacie su quattro lavorano in perdita, dice sondaggio

15 Luglio 2026

Tre farmacie inglesi su quattro lavorano ormai in perdita. È il quadro che emerge dalla Pressures Survey 2026 di Community Pharmacy England (Cpe, l’organizzazione che rappresenta le farmacie convenzionate inglesi), rilanciata dalla rivista Chemist & Druggist. L’indagine attribuisce il deterioramento dei conti ai ripetuti tagli ai finanziamenti pubblici, all’aumento dei costi di gestione e alle persistenti carenze di medicinali, con ripercussioni sempre più evidenti anche sui pazienti.

La rilevazione, condotta su oltre 2.900 titolari di farmacia e 900 dipendenti, mostra che soltanto il 14% degli esercizi si dichiara oggi redditizio, mentre il 75% afferma di operare in perdita. Quasi tutte le farmacie segnalano un incremento dei costi rispetto al 2025: il 99% denuncia che i rimborsi del Nhs (National Health Service, il servizio sanitario pubblico britannico) non coprono il costo dei medicinali dispensati, mentre il 95% indica nell’aumento del costo del personale una delle principali fonti di pressione economica.

Le difficoltà stanno costringendo molte farmacie ad adottare misure di contenimento della spesa. Un terzo dei titolari sta valutando interventi che, a loro giudizio, avranno conseguenze sui servizi offerti ai cittadini; un quarto dichiara di non avere percepito alcun reddito o stipendio nell’ultimo anno e il 15% riferisce di utilizzare i propri risparmi personali per mantenere aperta l’attività. Il 18% delle farmacie ha già ridotto il personale, il 21% prevede di diminuire gli orari di apertura nel corso del 2026 e il 29% sta prendendo in considerazione l’introduzione di tariffe per servizi finora erogati gratuitamente e non finanziati dal servizio sanitario.

Le ripercussioni sui pazienti sono già evidenti. Il 76% degli intervistati ritiene che le difficoltà del settore abbiano un impatto diretto sull’assistenza, mentre il 72% del personale afferma che le carenze di medicinali incidono quotidianamente sull’attività. L’88% degli operatori riferisce inoltre che i pazienti sono spesso costretti a rivolgersi a più farmacie per ottenere informazioni o reperire i farmaci prescritti, mentre l’86% segnala tempi sempre più lunghi per approvvigionarsi dei medicinali.

«Il nostro personale viene sempre più distolto dall’assistenza ai pazienti perché trascorre una quantità enorme di tempo a cercare farmaci che dovrebbero essere facilmente disponibili», osserva Fin McCaul, titolare di una farmacia nella Greater Manchester. L’attuale sistema di finanziamento, aggiunge, «non riflette le reali pressioni» cui sono sottoposte le farmacie, tra inflazione, costo del personale, affitti, utenze e aumento dei prezzi dei medicinali.

Ancora più preoccupata la testimonianza di Dervis Gurol, titolare e direttore responsabile di una farmacia nel sud-est dell’Inghilterra: «Sul piano finanziario molti colleghi sono stati costretti a ricorrere a nuovi finanziamenti e ai propri risparmi semplicemente per pagare le spese correnti. È una situazione che non può andare avanti ancora a lungo». Secondo Gurol, lo stress prolungato sta inoltre producendo conseguenze significative anche sulla salute mentale dei titolari.

Per Janet Morrison, amministratrice delegata di Cpe, l’indagine mette in luce «la profondità della crisi finanziaria» che attraversa il comparto. «Questi risultati dimostrano ancora una volta che il modello attuale non è sostenibile e che le pressioni economiche stanno compromettendo direttamente l’accesso dei pazienti ai medicinali e alle cure». La dirigente sottolinea inoltre come la riduzione degli orari di apertura e l’introduzione di nuovi addebiti ai cittadini vadano in direzione opposta rispetto all’obiettivo del Governo di spostare una quota crescente dell’assistenza sanitaria sul territorio.

Sulla stessa linea Henry Gregg, amministratore delegato della National Pharmacy Association (Npa), secondo il quale le carenze di farmaci e il sottofinanziamento stanno producendo effetti «dannosi» sui pazienti. «Non è né giusto né sostenibile che i titolari debbano finanziare con i propri risparmi un servizio essenziale del Nhs», afferma Gregg, ricordando che il settore continua a registrare un deficit di finanziamento superiore a 2 miliardi di sterline (circa 2,3 miliardi di euro). Senza un intervento strutturale, avverte, le farmacie saranno costrette a ridurre ulteriormente i servizi o, in alcuni casi, a chiudere definitivamente.

Anche la Independent Pharmacies Association (associazione delle farmacie indipendenti) chiede un intervento urgente del Governo. La sua amministratrice delegata, Leyla Hannbeck, sollecita la fine della situazione che costringe le farmacie a dispensare medicinali in perdita, l’estensione delle agevolazioni fiscali già riconosciute agli studi di medicina generale e agli ambulatori odontoiatrici e una riforma strutturale che restituisca sostenibilità economica al comparto.