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J&J verso accordo da 5,5 mld negli Usa per chiudere contenzioso sul talco

29 Luglio 2026

Johnson & Johnson prova a mettere la parola fine a uno dei contenziosi civili più lunghi e costosi della sua storia. Il gruppo statunitense ha annunciato di avere raggiunto un’intesa preliminare con gli studi legali che rappresentano i principali ricorrenti nelle cause relative ai prodotti a base di talco, impegnandosi a stanziare 5,5 miliardi di dollari (circa 4,7 miliardi di euro) per chiudere le azioni legali ancora pendenti negli Stati Uniti. L’accordo, tuttavia, entrerà in vigore soltanto se aderiranno almeno il 95% dei circa 76mila ricorrenti ancora coinvolti nelle controversie.

Le cause riguardano soprattutto donne che sostengono di avere sviluppato un tumore ovarico dopo l’utilizzo per anni del talco Johnson’s Baby Powder e di altri prodotti analoghi. Le ricorrenti affermano che il talco fosse contaminato da amianto e che l’azienda non abbia adeguatamente informato i consumatori dei potenziali rischi. Johnson & Johnson ha sempre respinto queste accuse, sostenendo che numerosi studi scientifici e le valutazioni delle autorità regolatorie non dimostrano un nesso causale tra l’impiego del talco cosmetico e l’insorgenza dei tumori né la presenza di amianto nei propri prodotti.

Il contenzioso si trascina da oltre quindici anni e negli ultimi anni ha visto alternarsi sentenze favorevoli e sfavorevoli alla multinazionale. Più volte il gruppo aveva tentato di risolvere la vicenda attraverso procedure fallimentari di società controllate alle quali trasferire le passività legate al talco, una strategia poi respinta dai tribunali statunitensi. Dopo il rigetto dell’ultimo piano di riorganizzazione, Johnson & Johnson ha scelto di tornare alla trattativa diretta con i legali dei ricorrenti.

Secondo quanto comunicato dall’azienda, la nuova proposta segue anche alcuni recenti sviluppi processuali ritenuti favorevoli alla difesa. Nei giorni scorsi il giudice federale che coordina il contenzioso multidistrettuale aveva chiesto ai ricorrenti di dimostrare perché le cause residue non dovessero essere archiviate, dopo che gli esperti incaricati dall’accusa avevano ritirato alcune testimonianze sulla cosiddetta “causalità specifica”, ossia la possibilità di attribuire il tumore di ciascuna ricorrente all’uso dei prodotti contestati.

L’intesa prevede un primo pagamento fino a 3 miliardi di dollari nel 2027, mentre gli esborsi successivi partirebbero dal 2028. Johnson & Johnson aveva già comunicato nei mesi scorsi di avere accantonato complessivamente circa 11 miliardi di dollari per far fronte ai contenziosi legati al talco, comprendendo sia questo possibile accordo sia altre controversie già definite o ancora pendenti.

«Pur restando convinti che la società avrebbe prevalso nella prosecuzione dei giudizi, come è accaduto nella maggior parte dei processi celebrati finora, questa soluzione ci consente di chiudere definitivamente la vicenda e concentrarci sulla nostra missione di sviluppare farmaci e dispositivi medici che salvano vite», ha dichiarato Erik Haas, vicepresidente responsabile del contenzioso del gruppo.

Parallelamente alle battaglie giudiziarie, Johnson & Johnson aveva già ritirato dal mercato il Baby Powder a base di talco: dapprima nel 2020 negli Stati Uniti e in Canada e successivamente, nel 2023, nel resto del mondo, sostituendolo con una formulazione a base di amido di mais. L’azienda ha sempre precisato che la decisione rappresentava una scelta commerciale e non il riconoscimento di problemi di sicurezza del prodotto.