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Paracetamolo in gravidanza, nuova metanalisi esclude legami con autismo

14 Ottobre 2026

L’assunzione di paracetamolo durante la gravidanza non risulta associata a un aumento del rischio di autismo, disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd) o disabilità intellettiva nei bambini. È la conclusione di una revisione sistematica con metanalisi pubblicata il 16 gennaio su The Lancet Obstetrics, Gynaecology, & Women’s Health, che ha preso in esame 43 studi per fare chiarezza su una questione tornata al centro del dibattito internazionale dopo che, nel settembre 2025, l’amministrazione Trump aveva ipotizzato un possibile legame tra l’impiego del farmaco in gravidanza e l’insorgenza di disturbi dello spettro autistico.

La ricerca ha analizzato gli studi disponibili nelle principali banche dati scientifiche fino al 30 settembre 2025, concentrandosi in particolare su quelli metodologicamente più rigorosi. Le precedenti metanalisi avevano infatti rilevato deboli associazioni statistiche tra esposizione prenatale al paracetamolo e autismo o Adhd, ma secondo gli autori tali risultati potevano risentire di fattori confondenti e distorsioni metodologiche.

Particolare rilievo è stato attribuito agli studi che confrontano fratelli nati dalla stessa madre, esposti e non esposti al farmaco durante la gestazione. Questo approccio consente di controllare meglio l’influenza di fattori genetici e familiari condivisi. I risultati non hanno evidenziato associazioni statisticamente significative con l’autismo (odds ratio 0,98), l’Adhd (0,95) o la disabilità intellettiva (0,93). L’assenza di correlazioni è stata confermata anche limitando l’analisi agli studi con basso rischio di distorsione metodologica e a quelli con oltre cinque anni di follow-up.

Secondo i ricercatori, le associazioni segnalate in passato potrebbero dunque essere riconducibili a condizioni materne preesistenti, come dolore, febbre o altre patologie, oppure a predisposizioni genetiche, anziché a un effetto diretto del paracetamolo. «Le evidenze attuali non indicano un aumento clinicamente rilevante della probabilità di autismo, Adhd o disabilità intellettiva nei figli delle donne che utilizzano paracetamolo secondo le indicazioni», concludono gli autori, confermando la validità delle attuali raccomandazioni sul suo impiego.

I risultati hanno suscitato commenti anche sul versante della comunicazione del rischio. Hannah Blencowe, ricercatrice della London School of Hygiene and Tropical Medicine, ha osservato che le donne in gravidanza tendono spesso a sovrastimare i rischi associati ai medicinali e possono risultare particolarmente vulnerabili alla disinformazione. Scoraggiare indiscriminatamente l’uso del paracetamolo, ha avvertito, può generare ansia ingiustificata, favorire un trattamento inadeguato del dolore o della febbre materna oppure indurre il ricorso a medicinali alternativi con profili di sicurezza meno favorevoli.

Sulla stessa linea la Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (Mhra, l’Aifa britannica), l’agenzia britannica di regolamentazione dei medicinali. «Il paracetamolo rimane sicuro da utilizzare durante la gravidanza» ha dichiarato Alison Cave, responsabile della sicurezza dell’agenzia, ricordando che il farmaco continua a rappresentare la prima scelta raccomandata per il trattamento del dolore e della febbre nelle gestanti.