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Uk, farmacie preoccupate per rischio di contraffazioni di semaglutide orale

28 Luglio 2026

La commercializzazione nel Regno Unito della semaglutide orale per il trattamento dell’obesità accende le preoccupazioni di farmacie e farmacisti. A poche settimane dal lancio di Wegovy in compresse, la prima formulazione orale di un agonista del recettore del Glp-1 (glucagon-like peptide-1), i farmacisti britannici temono che la forte domanda possa alimentare ulteriormente il mercato dei medicinali contraffatti e delle vendite illegali online. È il quadro delineato dal Pharmaceutical Journal, in un servizio che raccoglie i dati di diversi sondaggi e le prese di posizione delle principali organizzazioni professionali del settore.

La semaglutide orale (Wegovy, Novo Nordisk) è disponibile nel Regno Unito dal 6 luglio scorso, dopo l’autorizzazione rilasciata un mese prima dalla Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (Mhre, l’Aifa britannica). Si tratta della prima terapia della classe che può essere assunta in compresse anziché mediante iniezione, una caratteristica destinata ad ampliarne notevolmente l’attrattiva, anche tra i pazienti che soffrono di fobia degli aghi.

Secondo un’indagine della National pharmacy association (Npa, Associazione nazionale delle farmacie), pubblicata proprio il giorno del lancio, tre quarti dei titolari si aspettano di avviare al trattamento un numero significativo di pazienti eleggibili, mentre quasi uno su due riferisce di avere già registrato un aumento delle richieste di informazioni da parte del pubblico.

Proprio questa crescita della domanda alimenta però le maggiori preoccupazioni. Lo stesso sondaggio della Npa evidenzia che il 97% delle farmacie teme un incremento della diffusione di medicinali dimagranti falsificati o privi di autorizzazione, commercializzati attraverso il mercato nero e siti internet illegali.

Una valutazione condivisa anche da Kathie Cashell, amministratore delegato del General Pharmaceutical Council (Gphc, l’organismo professionale che vigila sulla deontologia), secondo il quale le organizzazioni criminali stanno già sfruttando l’interesse suscitato da questi farmaci per vendere prodotti che non contengono i principi attivi dichiarati e che possono rappresentare un grave rischio per la salute. La disponibilità di una formulazione in compresse, osserva il Pharmaceutical Journal, potrebbe inoltre rendere la contraffazione ancora più semplice rispetto alle tradizionali penne iniettabili.

Il fenomeno, in realtà, non è nuovo. Già dal 2013 i coroner britannici hanno più volte richiamato Governo e autorità di regolazione sulla necessità di contrastare la distribuzione online incontrollata di medicinali, avvertendo che, in assenza di interventi, si sarebbero potuti verificare nuovi decessi.

I dati più recenti confermano una situazione in peggioramento. Un’altra indagine della Npa, condotta nell’aprile 2026 su cento farmacie che operano esclusivamente online, ha rilevato che una su dieci ha subito nell’ultimo anno la clonazione del proprio sito internet o dei propri canali social da parte di criminali informatici. Inoltre, due farmacisti su cinque dichiarano di avere assistito pazienti che avevano acquistato inconsapevolmente farmaci dimagranti da fornitori non autorizzati. In uno dei casi riportati, un paziente aveva comprato una penna di tirzepatide contraffatta a un prezzo pari a un quarto di quello di mercato, senza alcun effetto terapeutico.

Ancora più preoccupanti i dati diffusi da Asda Pharmacy, che cita un sondaggio condotto su 267 medici di medicina generale: un quarto degli intervistati ha riferito di avere seguito, nell’ultimo anno, pazienti che hanno richiesto il ricovero ospedaliero per complicanze conseguenti all’assunzione di medicinali acquistati attraverso canali non regolamentati.

Negli ultimi mesi le autorità britanniche hanno avviato diverse iniziative per contrastare il fenomeno. Asda Pharmacy ha introdotto un servizio per la consegna anonima dei medicinali acquistati da fonti irregolari, mentre l’unità investigativa della Mhra continua le operazioni di sequestro dei prodotti illegali e di smantellamento delle reti di distribuzione clandestine. Il Gphc, dopo avere abbandonato all’inizio dell’anno il precedente logo identificativo delle farmacie online — anch’esso oggetto di contraffazioni — ha lanciato una campagna informativa che invita i cittadini a verificare l’iscrizione delle farmacie nel registro ufficiale prima di acquistare medicinali sul web.

Per le organizzazioni professionali, tuttavia, questi interventi non sono sufficienti. Malcolm Harrison, amministratore delegato della Company Chemists’ Association (Associazione delle catene di farmacia), chiede sanzioni più severe contro i venditori illegali, mentre la Npa propone l’istituzione di un dominio internet protetto riservato esclusivamente alle farmacie autorizzate, molto più difficile da replicare rispetto al precedente sistema basato sul logo volontario.

Secondo il Pharmaceutical Journal, resta però aperto anche un problema di accesso alle cure. In giugno il Parlamento britannico ha appreso che solo l’1% dei pazienti aventi diritto riesce oggi ad accedere ai servizi pubblici per la gestione dell’obesità offerti dal National Health Service (Nhs, Servizio sanitario nazionale). Una situazione che, insieme alle lunghe liste d’attesa e ai costi delle prescrizioni private, rischia di continuare a spingere molti pazienti verso il mercato illegale. Per questo, conclude il settimanale, sarebbe necessario sviluppare un servizio pubblico di gestione del peso più rapido e accessibile, affidando un ruolo centrale proprio alle farmacie di comunità, che già seguono ogni mese oltre un milione di persone nei programmi dedicati al controllo del peso.