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Cannabis terapeutica, proteste per controlli dei Nas su consegne a domicilio

6 Giugno 2026

La campagna di controlli avviata dai Carabinieri del Nas su pazienti e canali di distribuzione della cannabis terapeutica sta suscitando preoccupazioni tra associazioni di malati, medici prescrittori e farmacie galeniche. Al centro della vicenda vi sarebbe la consegna a domicilio dei preparati magistrali a base di cannabis, una pratica che negli anni si è diffusa per consentire l’accesso alla terapia anche ai pazienti residenti lontano dalle farmacie autorizzate all’allestimento del farmaco.

Secondo quanto riferisce La Stampa, negli ultimi mesi circa un centinaio di pazienti in diverse regioni sarebbero stati convocati dai Nas e sottoposti a verifiche riguardanti la prescrizione medica, le modalità di approvvigionamento del medicinale e la documentazione relativa alla terapia. Controlli analoghi, condotti dal Cites (Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione, servizio affidato ai Carabinieri forestali), avrebbero riguardato anche proprietari di animali domestici trattati con cannabinoidi.

A denunciare la situazione è il Movimento cannabis medica. Secondo l’associazione, l’attività ispettiva avrebbe preso avvio da una farmacia dell’Emilia-Romagna e riguarderebbe in particolare la spedizione a domicilio dei preparati. «La legge, un decreto del 2006, vieta la fornitura a distanza dei medicinali con obbligo di prescrizione», spiega a La Stampa Elisabetta Biavati, responsabile del Movimento. Il problema, osserva l’associazione, è che in Italia le farmacie in grado di allestire preparazioni magistrali a base di cannabis sono meno di 400 e risultano distribuite in modo non uniforme sul territorio.

Per superare le difficoltà logistiche, negli anni molte strutture hanno fatto ricorso alla consegna a domicilio dei preparati oppure a sistemi di delega. Secondo quanto riferito dall’associazione, l’intensificarsi dei controlli avrebbe però indotto numerose farmacie a sospendere tali modalità di distribuzione. In alcuni casi, aggiunge Biavati, la consegna verrebbe ora effettuata tramite associazioni di volontari incaricate dai pazienti. Una soluzione che, a suo giudizio, si colloca comunque in una situazione di incertezza normativa.

Le ricadute riguardano una platea che, secondo le stime riportate dal quotidiano torinese, conta circa 50 mila pazienti. Molti di essi utilizzano la cannabis terapeutica per il trattamento del dolore cronico o di altre condizioni cliniche e, per ragioni di salute o distanza geografica, non sono sempre in grado di recarsi personalmente in farmacia.

Tra le testimonianze raccolte da La Stampa figura quella di Marco Gaudiosi, medico torinese che negli ultimi anni ha seguito numerosi pazienti in terapia con cannabis medicinale. Alcuni assistiti gli avrebbero riferito di essere stati convocati in caserma e invitati a presentare prescrizioni, scontrini, confezioni e altra documentazione relativa al trattamento. In un caso, secondo il racconto riportato dal quotidiano, il farmaco sarebbe stato temporaneamente ritirato per essere poi restituito.

Le verifiche starebbero alimentando timori anche tra i pazienti non direttamente coinvolti nei controlli. «Alcuni dei miei pazienti si sono spaventati, arrivando a dire che avrebbero interrotto la terapia», afferma Gaudiosi. Il medico collega tali preoccupazioni anche alle incertezze che, negli ultimi mesi, hanno accompagnato l’applicazione delle norme sulla guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti.

Sul piano più generale, il caso riporta l’attenzione sulle criticità che da anni caratterizzano l’accesso alla cannabis terapeutica in Italia: disponibilità limitata di medici prescrittori, numero contenuto di farmacie specializzate, difficoltà di approvvigionamento delle materie prime e differenze regionali nelle modalità di prescrizione e rimborso. Secondo i rappresentanti dei pazienti e alcuni professionisti del settore, la vicenda evidenzia inoltre la necessità di chiarire le regole che disciplinano la distribuzione dei preparati magistrali a base di cannabis, soprattutto per le persone che non possono raggiungere direttamente la farmacia dispensatrice.