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Testo unico farmaceutica: Fofi, Federfarma e Simg in audizione al Senato

29 Aprile 2026

La riforma del comparto farmaceutico che disegnerà il Testo unico sulla farmaceutica dovrà passare anche dalla ridefinizione dei rapporti tra professioni sanitarie e territorio. Lo hanno detto, ciascuna dalla propria prospettiva ma con visioni in parte convergenti, Fofi Federfarma e Simg intervenendo ieri davanti alla commissione Igiene e sanità del Senato, nell’ambito delle audizioni sul ddl delega in esame al Senato. Da un lato la richiesta della professione farmaceutica di aggiornare norme considerate obsolete e valorizzare la farmacia come presidio sanitario di prossimità; dall’altro la proposta dei medici di famiglia di riconoscere il loro ruolo di regia clinica nella gestione del farmaco e dei pazienti cronici. A guidare le delegazioni erano il presidente della Fofi, Andrea Mandelli, i presidenti di Federfarma e Sunifar, Marco Cossolo e Gianni Petrosillo, e il presidente emerito della Simg, Claudio Cricelli.

Per la Federazione degli ordini, il disegno di legge rappresenta «un’occasione storica» per rimettere mano in modo organico a una stratificazione normativa che, secondo la memoria depositata in Commissione, non riflette più l’evoluzione dell’assistenza sanitaria né il profilo attuale del farmacista. La Fofi richiama innanzitutto i recenti provvedimenti che hanno consolidato la farmacia dei servizi: dall’ampliamento delle vaccinazioni e della diagnostica di prima istanza alla telemedicina, fino alla stabilizzazione del modello con risorse strutturali previste dalla legge di Bilancio 2026. In questo quadro, il farmacista di comunità viene indicato come interlocutore stabile del percorso di cura, in particolare per i pazienti cronici e per il sostegno all’aderenza terapeutica.

Le proposte operative avanzate dalla Federazione toccano diversi punti sensibili per le farmacie. Il primo riguarda il superamento del divieto di cumulo tra esercizio della farmacia e altre professioni sanitarie previsto dall’articolo 102 del Testo unico delle leggi sanitarie. La richiesta è di recepire i più recenti orientamenti giurisprudenziali, consentendo l’esercizio contemporaneo di più professioni in assenza di conflitti di interesse, pur mantenendo limiti specifici per medici, odontoiatri e veterinari.

Altro capitolo è quello della pianificazione territoriale. La Fofi propone di trasferire alle Regioni la competenza sulla pianta organica delle farmacie, oggi in capo ai Comuni, con l’obiettivo dichiarato di evitare possibili conflitti di interesse e garantire una distribuzione più equilibrata dei presidi sul territorio. Si tratta di una modifica potenzialmente rilevante anche per il futuro assetto della rete.

Sul piano gestionale, la Federazione chiede una semplificazione degli adempimenti burocratici verso le Asl per comunicazioni relative a direzione e orari della farmacia, nonché una revisione dei concorsi per l’assegnazione delle sedi, con aggiornamento dei punteggi e procedure più snelle per la banca dati dei quiz. Tra le richieste figura anche l’abolizione dell’obbligo di esposizione dei prezzi in vetrina, da sostituire con strumenti digitali accessibili al cittadino, come un link costantemente aggiornato.

C’è poi il tema delle società titolari di farmacia. Secondo la Federazione, l’attuale sistema sanzionatorio colpisce i soci farmacisti ma non i soci non professionisti: una disparità che andrebbe corretta estendendo responsabilità e sanzioni a tutti i soggetti coinvolti. Sul versante più strettamente professionale, la Fofi propone inoltre di eliminare l’incompatibilità tra titolarità o direzione della farmacia e docenza universitaria, considerata penalizzante per il contributo che farmacisti territoriali e ospedalieri possono offrire alla formazione accademica.

Nella memoria trova spazio anche la richiesta di introdurre attività di primo intervento in farmacia, in coerenza con i processi di deospedalizzazione e con il rafforzamento dell’assistenza territoriale, oltre alla riforma del sistema Ecm, da orientare in senso premiale e maggiormente capace di valorizzare competenze e aggiornamento continuo.

Per Federfarma, il riordino dell’assistenza territoriale è una condizione necessaria per garantire sostenibilità ed efficacia a un Servizio sanitario nazionale messo sotto pressione dall’invecchiamento della popolazione, dalla crescita della cronicità e dalla maggiore complessità dei bisogni di salute. In audizione Marco Cossolo ha indicato la necessità di un modello capace di assicurare prossimità, continuità delle cure e integrazione tra professionisti diversi, collocando la rete delle farmacie tra le risorse già disponibili da valorizzare in una logica di presa in carico strutturata e multidisciplinare. Quanto alle farmacie rurali, è stato richiamato il loro ruolo come presidio sanitario delle aree interne e leva di equità territoriale. Il messaggio consegnato alla Commissione è che nei territori più fragili esiste già una rete diffusa, capillare e operativa, rafforzata negli ultimi anni anche grazie alle risorse del Pnrr, che può essere immediatamente integrata nei nuovi modelli organizzativi.

Di segno diverso, ma centrata anch’essa sulla riorganizzazione del territorio, la posizione della Simg. Nella memoria depositata in Commissione, l’associazione dei medici di medicina generale descrive il medico di famiglia come “pivot del sistema farmaceutico”, cioè figura che tiene insieme prescrizioni specialistiche, politerapie, monitoraggio degli esiti clinici e continuità assistenziale dei pazienti complessi. Da questa impostazione discendono le otto proposte rivolte ai futuri decreti attuativi.

La prima è il riconoscimento formale del ruolo centrale del medico di famiglia nella governance del farmaco. La seconda punta a spostare il concetto di appropriatezza prescrittiva da un controllo ex ante fondato su note e piani terapeutici a una valutazione ex post basata sugli outcome reali del paziente. La terza chiede di superare la logica dei tetti separati di spesa, leggendo il farmaco come investimento che può ridurre ricoveri, diagnostica e costi indiretti.

Seguono la proposta di un modello nazionale di shared care tra specialisti e medicina generale, con presa in carico condivisa e Fascicolo sanitario elettronico interoperabile, e quella di un programma strutturato di riconciliazione farmacologica e deprescribing per i pazienti anziani e politrattati, integrato con la farmacia dei servizi. Le ultime tre richieste riguardano la semplificazione dell’accesso ai farmaci innovativi, il potenziamento della diagnosi precoce con accesso del medico di famiglia ai nuovi biomarcatori e una strategia nazionale sulla sicurezza degli approvvigionamenti e la sovranità farmaceutica europea.