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Testo unico farmaceutica, i grossisti: anche noi ai tavoli regionali sulle intese per la dpc

29 Aprile 2026

La riforma della legislazione farmaceutica arriva in Senato e i grossisti del farmaco chiedono di essere riconosciuti non come semplice passaggio commerciale, ma come infrastruttura essenziale del Servizio sanitario. È il filo conduttore delle tre audizioni svolte ieri in commissione Igiene e sanità da Adf (Associazione distributori farmaceutici), Federfarma Servizi e Liphe, acronimo di Logistica integrata pharma healthcare, sigla che rappresenta operatori della logistica e del trasporto specializzato del comparto salute. Pur con accenti diversi, le tre organizzazioni convergono su un punto: senza una rete distributiva economicamente sostenibile e regolata in modo coerente, l’accesso al farmaco rischia di indebolirsi soprattutto nei territori più periferici.

Il tema più ricorrente è quello della remunerazione. Adf e Federfarma Servizi chiedono che il Testo unico chiarisca in via definitiva l’applicazione della maggiorazione dello 0,65% riconosciuta dalla legge di bilancio 2025 ai grossisti, dopo il contenzioso aperto sui medicinali equivalenti. Secondo entrambe le associazioni, l’incertezza normativa sta comprimendo ulteriormente margini già erosi dall’aumento di energia, carburanti, logistica e costi operativi. La richiesta è che il nuovo impianto normativo riconosca il valore del servizio distributivo indipendentemente dal brevetto del prodotto e assicuri una quota stabile capace di sostenere investimenti e continuità delle forniture.

Altro capitolo centrale è quello delle vendite dirette dell’industria alle farmacie. Adf definisce il fenomeno una specificità italiana: circa il 30% dei volumi del mercato nazionale, contro una media europea indicata intorno al 5%. L’associazione sostiene che oggi i produttori che vendono direttamente non siano soggetti agli stessi obblighi imposti ai distributori full-line, come consegne rapide, assortimento minimo e copertura delle farmacie rurali. Da qui la proposta di riequilibrare regole e margini, equiparando gli obblighi per tutti gli operatori che svolgono funzioni assimilabili e recuperando risorse da destinare anche al presidio delle aree disagiate.

Ampio spazio anche alla Distribuzione per conto (Dpc), destinata a diventare ancora più strategica se il riordino del Prontuario della continuità assistenziale porterà altri farmaci verso il canale territoriale. Adf e Federfarma Servizi chiedono che i distributori vengano ammessi stabilmente ai tavoli regionali dove si definiscono accordi e modelli organizzativi. La tesi è che chi gestisce stoccaggio, flussi e consegne quotidiane debba partecipare alla programmazione, soprattutto in una fase in cui più medicinali potrebbero uscire dalla distribuzione diretta ospedaliera per arrivare in farmacia. Per i grossisti ciò significherebbe maggiori volumi, ma anche nuovi fabbisogni finanziari, logistici e tecnologici.

Le carenze rappresentano un altro fronte sensibile. Federfarma Servizi sottolinea che la distribuzione intermedia, grazie alla visione quotidiana delle giacenze sul territorio e a milioni di consegne l’anno, può diventare un nodo decisivo dei sistemi di monitoraggio in tempo reale previsti dal ddl. L’associazione chiede però che ai nuovi obblighi informativi corrispondano investimenti e interoperabilità sostenibili, oltre a un principio di priorità nelle forniture ai grossisti per garantire una redistribuzione equa dei medicinali tra territori diversi.

Liphe porta invece in primo piano la logistica specializzata. Nella memoria ricorda che la filiera oggi deve gestire non solo i rifornimenti ordinari, ma anche terapie avanzate, prodotti biotech, catena del freddo spinta, monitoraggi digitali e consegne domiciliari. Per questo chiede che il Testo unico riconosca formalmente la logistica farmaceutica come attività essenziale, strategica e di interesse nazionale, da inserire nel perimetro delle infrastrutture critiche del Paese. La sigla sollecita inoltre una disciplina più puntuale dell’home delivery, l’attenzione alle nuove soluzioni di emergenza come i droni e un alleggerimento degli oneri burocratici ritenuti sproporzionati rispetto ai benefici attesi.

Sul piano politico, dalle tre audizioni emerge un messaggio unitario al legislatore: il riordino non può limitarsi a raccogliere norme sparse, ma deve ridisegnare i rapporti tra industria, grossisti, logistica e farmacia territoriale. Per i farmacisti il passaggio è rilevante perché la tenuta della distribuzione condiziona disponibilità dei prodotti, tempestività delle consegne, funzionalità della Dpc e capacità della farmacia di restare presidio di prossimità anche nei piccoli centri. In altri termini, la riforma della filiera non riguarda soltanto gli operatori del retrobanco: tocca direttamente il servizio reso ogni giorno al cittadino.