filiera

Ue, aziende farmaceutiche e cosmetiche pagheranno per depuratori

16 Aprile 2024

L’Unione europea chiede ai produttori di farmaci e cosmetici di coprire fino all’80% i costi sostenuti dagli Stati membri per ammodernare gli impianti di trattamento delle acque reflue. È quanto prevede l’accordo concluso a fine gennaio tra Parlamento e Paesi Ue e convalidato la settimana scorsa dall’Assemblea: in base al principio “chi inquina paga”, le aziende farmaceutiche e della cosmetica dovranno contribuire all’aggiornamento dei depuratori che in tutta l’Unione ripuliscono le acque di scarico; secondo Bruxelles, il 59% dei microinquinanti rintracciati negli impianti di trattamento arriva dalla produzione farmaceutica e un altro 14% da quella cosmetica.

L’accordo, quindi, impone alle industrie dei due comparti di coprire congiuntamente l’80% dei costi aggiuntivi di ammodernamento e di trattamento per l’eliminazione di tali sostanze, mentre il restante 20% arriverà da finanziamenti nazionali. L’Efpia, la Federazione europea delle industrie farmaceutiche ha espresso in una nota il rammarico che soltanto il comparto farmaceutico e cosmetico sia stato chiamato in causa, quando invece «dovrebbero essere coinvolti tutti coloro i quali producono microinquinanti». L’accordo, inoltre, non prende in considerazione l’impatto che la disposizione avrà sull’industria farmaceutica e sull’accessibilità dei medicinali.

Il testo approvato dal Parlamento Ue rafforza anche il monitoraggio nelle acque reflue dei virus come Sars-Cov-2, degli inquinanti chimici (in particolare Pfas) e delle microplastiche. Infine, impone ai comuni sopra i mille abitanti di eliminare entro il 20235 dalle acque di scarico le sostanze organiche biodegradabili. Gli impianti dei comuni con più di 150.000 abitanti dovranno garantire entro il 2039 l’eliminazione di azoto e fosforo ed entro il 2045 un’ampia gamma di microinquinanti.