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Online, creme solari low cost: per Altroconsumo meglio fare attenzione

14 Luglio 2026

Un solo prodotto conforme su sette testati, tre esclusi dalle prove perché contenevano un filtro UV vietato nell’Unione europea e, nella maggior parte dei casi, livelli di protezione ben inferiori a quelli dichiarati in etichetta. È il quadro che emerge da un’indagine condotta da Altroconsumo insieme ad altre organizzazioni europee dei consumatori su alcune creme solari acquistate attraverso marketplace internazionali come AliExpress, Shein e Temu. Per l’associazione, i risultati rappresentano «un segnale d’allarme per i consumatori e per le autorità di controllo», perché i prodotti analizzati «non garantivano la protezione promessa» e alcuni contenevano ingredienti problematici o non più ammessi sul mercato europeo.

L’indagine, spiega Altroconsumo, ha riguardato prodotti di marchi poco conosciuti venduti da operatori terzi sulle principali piattaforme di e-commerce asiatiche. L’obiettivo era verificare, attraverso prove di laboratorio, se il fattore di protezione solare (Spf) dichiarato in etichetta corrispondesse a quello effettivamente garantito e se i prodotti rispettassero i requisiti previsti dalla normativa europea.

Dei 15 prodotti ordinati dai ricercatori, soltanto dieci sono stati effettivamente consegnati. Tre sono stati immediatamente esclusi dalle prove di efficacia perché contenevano il 4-MBC (4-methylbenzylidene camphor), un filtro Uv non più consentito nei cosmetici immessi sul mercato dell’Unione europea dal 1° maggio 2026. Come ricorda Altroconsumo, il filtro era peraltro già stato progressivamente abbandonato da anni dai produttori europei prima dell’entrata in vigore del divieto.

I restanti sette prodotti sono stati sottoposti alle verifiche di laboratorio sulla protezione contro i raggi Uvb, espressa dal valore Spf, e contro i raggi Uva. I risultati sono stati giudicati particolarmente critici: soltanto uno dei sette campioni ha rispettato le prestazioni dichiarate dal produttore, mentre gli altri hanno evidenziato carenze di diversa entità, fino ai casi definiti più preoccupanti, nei quali «la protezione misurata era praticamente inesistente», nonostante in etichetta fossero riportati valori Spf pari a 50 o addirittura superiori.

L’indagine segnala inoltre che cinque dei sette prodotti sottoposti ai test contenevano ingredienti che Altroconsumo considera critici per i potenziali effetti sulla salute. L’associazione precisa comunque che si tratta di sostanze ancora ammesse dalla normativa cosmetica europea, ma che vengono evidenziate nei propri test per consentire ai consumatori di effettuare scelte più consapevoli.

Secondo Altroconsumo, il principale elemento di attenzione riguarda il fatto che questi prodotti, venduti a prezzi molto contenuti e accompagnati da confezioni accattivanti e promesse di elevata protezione, possono indurre i consumatori a esporsi al sole con un livello di sicurezza inferiore a quello atteso. Da qui il richiamo a non scegliere una crema solare esclusivamente in base al prezzo e a privilegiare prodotti che offrano adeguate garanzie di conformità alle norme europee.

L’associazione sottolinea infine che i cosmetici destinati alla protezione dai raggi ultravioletti svolgono una funzione direttamente collegata alla tutela della salute della pelle e che, proprio per questo, è essenziale che le indicazioni riportate in etichetta corrispondano alle reali prestazioni del prodotto. I risultati dell’indagine, conclude Altroconsumo, evidenziano l’importanza di rafforzare i controlli sui prodotti commercializzati attraverso i marketplace internazionali destinati ai consumatori europei.