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Covid, sì a reintegro (a condizioni) dei sanitari radiati durante il covid. Ordini contrari

16 Luglio 2026

Sta suscitando le reazioni sdegnate di diversi Ordini delle professioni sanitarie – i primi a scendere in campo medici e infermieri – l’emendamento approvato ieri dalla Commissione Affari sociali della Camera al disegno di legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie, che consentirebbe, a determinate condizioni, la reiscrizione agli Albi dei professionisti radiati per fatti non dolosi connessi alla pandemia di Covid-19. Va detto subito che la misura, qualora confermata, avrebbe un impatto pratico estremamente limitato: riguarda infatti un numero esiguo di casi, perché non interessa i sanitari semplicemente sospesi per il mancato adempimento dell’obbligo vaccinale, ma solo coloro che sono stati radiati per violazioni disciplinari di particolare gravità e che soddisfano requisiti procedurali molto stringenti.

L’emendamento, presentato da Fratelli d’Italia, introduce un nuovo articolo 42-bis nel Dpr 221/1950. La disposizione apre una finestra di 60 giorni dall’entrata in vigore della legge entro la quale il professionista radiato «per fatti non dolosi connessi alla pandemia» potrà presentare domanda di reiscrizione all’Ordine. Non si tratta però di un reintegro automatico: l’istanza sarà ammissibile soltanto se è ancora pendente il ricorso davanti alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (Cceps). Inoltre, qualora la radiazione sia derivata da una condanna penale, la domanda potrà essere presentata solo dopo l’intervenuta riabilitazione. La norma precisa infine che non è previsto alcun risarcimento per il periodo di radiazione.

Proprio queste condizioni fanno ritenere che i potenziali beneficiari siano pochissimi. Nessun professionista sanitario, infatti, è stato radiato esclusivamente per aver rifiutato la vaccinazione anti-Covid: in quei casi la sanzione prevista dalla normativa emergenziale era la sospensione dall’esercizio professionale, cessata con la fine dell’obbligo vaccinale nel novembre 2022. Le radiazioni hanno riguardato invece casi eccezionali, legati soprattutto alla diffusione di tesi antiscientifiche o di terapie prive di fondamento, e rappresentano già di per sé la sanzione disciplinare più grave, applicata solo dopo un articolato procedimento ordinistico.

Anche per questo, secondo quanto riferito dall’Ordine dei medici di Milano, i professionisti che potrebbero concretamente rientrare nella disciplina «si contano sulle dita di una mano». Il presidente Roberto Carlo Rossi ha ricordato inoltre che l’ordinamento già oggi consente, dopo cinque anni dalla radiazione, di chiedere la reiscrizione dimostrando un percorso di riabilitazione. Per Rossi l’emendamento rappresenta «un’ingerenza indebita» nell’autonomia degli Ordini e costituisce «una vergogna, nel merito e nella sostanza».

Durissima anche la presa di posizione della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo). Il presidente Filippo Anelli ha definito il provvedimento «vergognoso», parlando di «un affronto a chi durante il Covid si è speso per la salute degli italiani e a chi ha perso la vita». In una nota la Federazione ha espresso «sconcerto, amarezza e delusione», sostenendo che l’intervento rappresenta «un’ingerenza ingiustificata» e una «delegittimazione di chi è preposto a difendere il Codice deontologico». La radiazione, ricorda la Fnomceo, costituisce infatti l’extrema ratio e certifica l’uscita del professionista dalla comunità scientifica.

Sulla stessa linea la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), secondo cui l’emendamento rischia di aprire «una frattura istituzionale» e di indebolire il ruolo degli Ordini quali enti sussidiari dello Stato. La Federazione ricorda che i provvedimenti disciplinari adottati durante la pandemia non furono decisioni assunte con leggerezza, ma misure volte a tutelare la salute pubblica e il rispetto del Codice deontologico, fondato sull’adesione alle migliori evidenze scientifiche.

Perplessità sono state espresse anche dalla Federazione nazionale degli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Fno Tsrm e Pstrp), che invita il Parlamento a valutare con prudenza qualsiasi intervento destinato a incidere sull’autonomia ordinistica. Secondo la Federazione, modifiche di questo tipo potrebbero infatti trasmettere «messaggi ambigui» sia ai professionisti sia ai cittadini e indebolire il ruolo degli Ordini come garanti del decoro professionale, della disciplina e della fiducia della collettività.

Ma quanti sono i farmacisti radiati che potrebbero essere potenzialmente interessati dalla disposizione? Dati ufficiali non ce ne sono, va però tenuto presente che durante il covid le sanzioni inflitte più spesso dagli ordini dei farmacisti hanno riguardato la sospensione temporanea dall’albo per inadempienza all’obbligo vaccinale piuttosto che la radiazione definitiva, che è una misura disciplinare estrema legata a violazioni particolarmente gravi del codice deontologico. Secondo dati Fofi, al culmine dell’emergenza (inizio 2022), su circa 101.000 iscritti, i farmacisti sospesi per non essersi sottoposti all’obbligo vaccinale erano complessivamente circa 1.750 a livello nazionale, pari a circa l’1,5% del totale.